Il Paziente

Esami clinici di sicurezza
Prima di sottoporre il paziente ad un controllo preoperatorio ritengo sempre utile far emergere, con uno scambio di notizie circa l’argomento, la volontà forte del paziente stesso di sottoporsi ad un trattamento laser. Solo il SOGGETTO REALMENTE MOTIVATO potrà godere appieno degli evidenti vantaggi che offre la chirurgia refrattiva.
Il primo passaggio risulta sempre essere la valutazione del visus, con la determinazione del reale stato refrattivo mediante la tecnica della CICLOPLEGIA: instillo per tre volte, ad un intervallo di cinque minuti, ciclopentolato e rivaluto il paziente all’autorefrattometro dopo mezzora.
Se i valori differiscono fino a 0,75 D tratto la refrazione in cicloplegia, per differenze superiori, invece, rimando il paziente a nuovo controllo con una correzione ottica ottimale.

Importanti sono la valutazione alla lampada a fessura della TRASPARENZA CORNEALE e del cristallino; la CONTA ENDOTELIALE, che mi permette di quantificare con un sufficiente margine di sicurezza il numero, mai al di sotto delle 2500 cellule per unità, la forma e la distribuzione delle cellule stesse; la PACHIMETRIA, misurazione dello spessore corneale mediante un pachimetro, presente in ambulatorio, o la valutazione ecografica I cube presente in B. Trento (i loro valori sono sovrapponibili), che mi permette di calcolare se al termine del trattamento al paziente rimarrà uno spessore residuo minimo di sicurezza pari a 300 micron.
Credo sia di buon senso limitare ad un massimo di 170 micron l’ablazione, per il rischio di haze, e di non ridurre, se non in casi particolari, a meno di 5,5 la zona ottica.
Per quanto concerne, in particolare, la tecnica Lasik, lasciando un lembo di 180-160 micron, non tratto mai pazienti con uno spessore inferiore a 480 micron e comunque non riduco mai la cornea a meno di due terzi dello spessore preesistente.
La prevista si avvale anche delle fondamentale MISURAZIONE TOPOGRAFICA CORNEALE, per l’esclusione dei pazienti con astigmatismi patologici e per la possibilità di prevedere, a trattamento effettuato, che il K finale non scenda mai al di sotto delle 35 D.

Non è mai da trascurare inoltre, la TONOMETRIA; escludo il trattamento a pazienti con valori superiori a 20 mmHg, con o senza associazione di escavazione papillare.
Infine eseguo un ESAME FUNDUSCOPICO con particolare attenzione alla macula e all’estrema periferia; escludo i soggetti con degenerazioni retiniche periferiche legate a miopia elevata.